Disumanità radicate. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Disumanità radicate. Di Maurizio Ciotola
Centodiciassette morti in acque libiche, in un naufragio senza soccorritori. Una ragazza soffocata e bruciata in un campo rom cagliaritano; una moglie che uccide la ex amante del marito a martellate o viceversa, non ricordiamo. Raid israeliani in Siria, in un già infiammato M.O. ove Israele non contribuisce alla riduzione della tensione e delle stragi, di cui è parte. Vi sono milioni di poveri in giro per il mondo, almeno cinque milioni certi in Italia, e non quattordici milioni, come una ex candidata alla presidenza della regione sarda ha sbadatamente affermato. Di fronte a questi fatti, incontestabili, cui ci si è giunti per merito di chi ha condotto fino ad oggi la politica mondiale ed europea, quanto quella italiana e sarda, esistono ancora attori politici non curanti di ciò che avviene o ancor peggio, sostenitori della stessa idea di mondo, con la quale siamo giunti a tale condizione di degrado e di disumana follia. E’ lecito ed anche naturale se volete, che una classe dirigente, in senso lato, ma che come tale ha agito, non riesca a mettere in discussione il proprio operato per ridefinire un cammino appropriato ed utile per la società, di cui vuole continuare ad essere classe dirigente. Ma la storia insegna che, nessuna classe dirigente riesce a sopravvivere se stessa, quando si mostra incapace di mutare il suo agire senza agire con capacità di autocritica efficaci e risolutive. Questo è un tempo in cui le urla ci stanno conducendo a grida ancora più feroci, da cui forse resteranno esenti, ancora una volta, come la storia ha più volte rimarcato, non le classi dirigenti nel loro complesso, ma gli opportunisti e coloro i quali sapranno porre una distanza, tra quel fervore irrazionale e il loro agire. Ma i più furbi e meno onesti, ahinoi, sapranno saltare da una parte all’altra, senza mostrare eccessiva visibilità quanto feroce cattiveria, fino ad attestarsi al fianco del vincitore, divenendo più realisti del re. La storia del nostro Paese, quella più recente in particolare, è costituita da abili salti e ricostruzioni di verginità, cui l’oblio nel mascherare il malaffare ha garantito loro continuità. Abbiamo partiti che cercano di ricostruire un nucleo di forza, intorno ad un concetto e ad una realtà di Europa, cui per quanto sta accadendo ed è accaduto, dovremmo invece rifuggire definitivamente. Un’Europa che si mostra tanto puntuale a sostegno della moneta unica, secondo i canoni di una scuola di pensiero che ci ha condotto al disastro, ma non riesce a mettere in campo una politica attraverso cui gestire l’onda migratoria, che il Mediterraneo fagocita di fronte alla nostra disumanità. Non riusciamo a istituire un Commissario con specifiche deleghe, incaricato di affrontare, prima ancora che risolvere, le complessità dell’evento migratorio, che da anni erompe nel silenzio delle istituzioni politiche europee ed italiane, che schiavizzano od osteggiano i transfughi di un’Africa dagli stessi europei martoriata. Non di meno, in questo nostro Paese assistiamo durante la annuale ondata di freddo ad azioni posticce verso l’emergenza di migliaia di senza tetto che dormono per strada. Un’emergenza mai risolutiva, che non è in grado di impedire il decesso ai tanti clochard, che vengono raccolti negli angoli delle strade delle nostre città. Esistono sensibilità alternate e di comodo, politicamente guidate e cavalcate da miserabili, pronti a giustificarsi dietro ideologie di qualsiasi natura o religiosità di inumana natura, cui questa società è avvolta ed intrisa nel suo essere, fino alla cecità. E’da ritenersi incomprensibile che, un partito collocato in quella sinistra cui un tempo era espressione dei disagi sociali e del malessere di una società sfruttata, diventi oggi il partito di massima opposizione ad un provvedimento articolato e redistributivo, qual è il cosiddetto “reddito di cittadinanza”. Denaro destinato a classi disagiate ed espulse dalla società produttiva, con un provvedimento che mira a reintrodurre nel mondo del lavoro i destinatari, secondo vincoli specifici. per cui la somma versata al percettore di tale reddito, una volta assunto a tempo indeterminato, verrà destinata al suo datore di lavoro, in quota incentivante. Cosa vediamo di inaccettabile in tale provvedimento, se non lo svincolo effettivo da una gestione clientelare e di potere, cui sindacati, partiti e clero hanno vincolato per decenni questo Paese? Avvertiamo una profonda disumanità in chi scende in piazza per manifestare contro la riduzione dei finanziamenti per i centri di accoglienza, veri e propri lager/bancomat per la malavita organizzata, e però non muoviamo un dito a favore delle migliaia di poveri e invisibili, che muoiono negli angoli delle strade in cui abitiamo. Poveri, scarti umani, a cui allunghiamo l’elemosina per sentirci meglio, ma per i quali nessuno manifesta affinché essi trovino un’accoglienza diversa dalla strada. Se la sinistra non comprende questo e sappiamo che una certa sinistra non lo comprenderà mai, ha terminato il suo tempo e non riuscirà a sopravvivere, se non come un partito conservatore, in cui ogni senso minimo di laicità si è estinto a favore di quel cattocomunismo, che ha condannato questo Paese a reprimere le sue eccellenze, per attestarsi tra i meno civilmente avanzati dell’Occidente. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilLunedì, 21 Gennaio 2019 20:40

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