Il punto del giorno. Energia 4.1 versus l’inadeguatezza politica, industriale e sindacale

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Il tema dell’energia è un argomento quanto mai caustico, in un Paese in cui dalla sua costituzione repubblicana la politica è in simbiosi con l’Eni. Ovvero qualsiasi politica, ancorché energetica, passa al varo dei tavoli della direzione dell’ex Ente nazionale idrocarburi, che dagli idrocarburi appunto, non intende dissociarsi. Il business energetico, quanto il suo controllo è elemento strategico per qualsiasi Stato, la cui libertà è più sostanziale, nell’ambito della sua costituzione formale, quanto più è in grado di detenere il controllo di tale fonte primaria. Enrico Mattei è stato il fautore indiscusso di questa politica nazionale ed internazionale, grazie alla quale l’Italia è riuscita ad emergere nel mondo, svincolandosi dalla dipendenza energetica, cui i possessori delle fonti avrebbero voluto sottomettere. Gli accordi con la Libia di Gheddafi, nonché il suo avvento nel sovvertire le istituzioni, fu un fatto centrale nel Mediterraneo, non meno del finanziamento oramai dimostrabile con cui l’Eni di Mattei, sostenne la rivoluzione algerina contro la Francia. Gli immensi giacimenti di petrolio presenti sul pianeta, hanno consentito un suo ampio utilizzo a basso costo in ambito industriale e domestico, cui si deve una evidente rivoluzione epocale, i cui effetti distruttivi però sono oggi conclamati, pur essendo già noti dagli anni sessanta. Idrocarburi, gas, combustibili fossili quali il carbone, la produzione di energia elettrica attraverso le insicure centrali nucleari, sono oggi messi al bando da una società che ha compreso quale irreversibile percorso è stato intrapreso dall’umanità. La trasformazione industriale in corso da almeno vent’anni, si mostra oggi sempre più incalzante, con la evidente determinazione di sconvolgimenti sociali ed economici, di cui abbiamo già avuto modo di verificare i primi effetti. Preoccupa la grande incapacità, quanto l’assenza di volontà di una élite politica ed imprenditoriale, nello stare avanti ai tempi e quindi progettare una ipotesi di transizione, che se accompagnata sul piano politico e sociale, garantirà un ulteriore benessere, oltreché una superiore qualità della vita per l’intera popolazione. Purtroppo invece, il refrain trentennale che alberga la politica industriale italiana e sarda, è: "sporchi, maledetti e subito", in un connubio deprimente con i “prenditori” costituitosi in corporazione. In Sardegna l’Eni non è più presente, se non in modo marginale, ma ha lasciato lo spazio industriale e di influenza politica alla Saras spa, che oltre a raffinare il petrolio in prevalenza di origine libica, utilizza i suoi scarti in un complesso ciclo di adattamento, per il funzionamento del secondo polo di generazione elettrica dell’Isola, dopo quello di Fiumesanto. Un polo energetico, quello della Saras (Sarlux), remunerato dal 1993 secondo gli standard di una produzione ad energia alternativa, parimenti all’eolico ed al fotovoltaico. Se la decarbonizzazione è un obiettivo auspicabile per l’intera popolazione europea, oltreché sarda, per cui i poli energetici di Fiumesanto di EPh e quello del Sulcis di Enel spa, dovranno mutare la loro fonte primaria nel breve termine e ridurre la quantità di energia prodotta nel lungo termine, resta incomprensibile perché tale trasformazione non deve essere altresì pretesa per il polo Sarlux, di cui i residui del petrolio sono impropriamente equiparati a fonti energetiche alternative. La politica fino ad oggi condotta in questa nostra Regione è avvezza a vizi sostanziali di cui oggi paghiamo pesantemente gli effetti, sul piano economico, industriale e della salute. Ieri abbiamo preso coscienza attraverso il programma televisivo di Rai 3, “Presadiretta”, che in Sardegna esiste un comune nel quale, con oculatezza e capacità, si è saputo costruire una rete elettrica interna, in cui la produzione diffusa costituisce l’elemento principale attraverso cui si sostiene. Il comune di Benetutti è un esempio pilota cui la Regione deve tendere, e verso cui le innovazioni tecnologiche ci condurranno senza indugi. Lo stesso prof. Alfonso Damiano, della facoltà di ingegneria dell’Università di Cagliari, ha mostrato gli stadi della ricerca attuale, in ambito di produzione diffusa e smart grid, nelle sue applicazioni sperimentali ad Ottana e nella collaborazione con l’azienda energetica del Comune di Benetutti. Se domani si dovesse passare con uno swich più o meno rapido e più o meno graduale, dalle condizioni di produzione e distribuzione attuali a quelle paventate e veritiere, cui il prof. Damiano ci ha mostrato, il trauma economico e sociale, cui l’intera classe politica, sindacale ed industriale non hanno saputo e voluto orientarsi, sarà drammatico. E del resto ciò verso cui evolve la tecnologia nello specifico ambito energetico è auspicabile oltreché benefico, diversamente dall’inadeguatezza cui l’élite politica ed industriale, non meno di quella sindacale, nel trincerarsi in una improbabile conservazione, trascinano verso l’abisso l’intera società. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilMartedì, 08 Gennaio 2019 22:11

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