Il punto del giorno. Una manovra regionale di matrice clientelare, senza un programma di sviluppo

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Oltre otto miliardi, questa è l’entità dell’ultima manovra della legislatura, che il Presidente Pigliaru, per dimensione e voci di spesa, definisce di sinistra. In realtà l’entità, apparentemente roboante della cifra annunciata, differisce di soli cinquecento milioni di euro rispetto a quella dell’anno precedente. Per quanto riguarda la destinazione per voci di spesa, quasi metà dell’intera manovra è destinata alla Sanità, mentre la parte restante è diluita su una decina di voci macrotematiche, che singolarmente raccolgono degli “spiccioli”. Dall’elencazione puntuale e ragionieristica del Presidente come degli assessori, che nel cavalcare i dati Istat parlano di superamento della crisi, tutti noi cerchiamo di capire se siamo usciti o ci apprestiamo ad entrare in un sogno. E'assente un progetto, è assente il progetto di sviluppo e di crescita, come lo è stato per i cinque anni trascorsi, in cui la grande virulenza e fermezza dell’azione amministrativa è stata impressa esclusivamente, nella disastrosa riforma sanitaria, che se ha ridotto ospedalizzazioni e tempi di ospedalizzazione, non ha previsto e non è in grado di offrire una cura apprezzabile fuori dagli ospedali. Per le differenti remunerazioni attribuite alla degenza, tra Ospedali dell’ex Asl, quelli di Eccellenza e i policlinici universitari, che usufruiscono di quote aggiuntive per degente legate alla funzione universitaria specifica dei policlinici, questi ultimi hanno assunto dimensioni smisurate, in contesti territoriali slegati da servizi necessari per il degente e soprattutto per le famiglie che lo seguono. Alla Sanità sono stati destinati 3,7 miliardi di euro, per i quali il ritorno in cure per il cittadino non è migliorato di un punto, ma come evidenziano i dati, non Istat, hanno in aggiunta allontanato l’assistenza sanitaria pubblica dal cittadino, per renderne disponibile una privata, il cui rapporto remunerazione-oneri/qualità, non sembra essere eccellente, ma a mala pena sufficiente. Forse al Presidente Pigliaru, come all’Assessore Arru, sfuggono i dati drammatici da cui emerge la rinuncia alle cure da parte del cittadino, per incapienza economica determinate dal degrado socio economico regionale, che la crisi ha accentuato e i cinque anni di amministrazione non hanno intaccato. La finanziaria che verrà approvata, con le solite aggiunte particolareggiate dell’ultim’ora, non presenta alcuna destinazione di cambiamento per la Regione, ma è l’ennesima manovra di mantenimento con distribuzione di elemosine clientelari, immutate rispetto al passato. Nel frattempo, l’Aias, ad opera dell’assessorato alla Sanità e del Banco di Sardegna, interruzione dei finanziamenti da parte del primo e rientro del debito richiesto dal secondo, dovrà mutare proprietà e missione, almeno nella sua presenza sul territorio, per essere acquisita da qualche multinazionale di turno, generando una crisi assistenziale dirompente. Il dissesto del territorio è devastante, grazie ai mancati investimenti e agli abusi dei comuni, nei confronti dei quali invece vengono erogati circa ottocento milioni, la cui definizione di spesa non è supportata da alcun progetto specifico, ovvero una vasta e importante erogazione a pioggia marcatamente elettorale. I trasporti inesistenti all’interno dell’Isola, onerosi da e per l’Isola, oltre a quanto annunciato in merito alla prossima gara di aggiudicazione, per le compagnie che saranno disposte a garantire una sorta di continuità territoriale, continueranno ad esser tali, ovvero inesistenti ed onerosi, generando lo spopolamento naturale dei paesi dell’interno sempre più abitati da una popolazione di età avanzata. L’Isola presenta un’estensione territoriale dell’inquinamento ambientale, che ricopre quasi i due terzi della sua estensione, ed una incisività delle malattie tumorali quanto di quelle allergiche croniche e degenerative, dalle percentuali significative e preoccupanti. I ragazzi laureati, diplomati e senza titolo, quanto i disoccupati per le chiusure aziendali, cercano prospettive altrove, fuori dalla Sardegna, che oltre a lavori stagionali e a basso valore aggiunto, non sembra essere in grado di offrire. No. Questa non può essere definita una manovra di sinistra, ma un’operazione attraverso la quale viene distribuita qualche risorsa in più rispetto al passato, con lo scopo di farlo scordare, oscurando il dramma cui cinque anni di amministrazione hanno saputo “regalare”, in aggiunta al disastro su cui si è insediata. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilSabato, 15 Dicembre 2018 20:07

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