In Velo Veritas. Come rendere contemporanea la tradizione sarda. Di Giulietta Grauso

In evidenza In Velo Veritas. Come rendere contemporanea la tradizione sarda. Di Giulietta Grauso
Loro si chiamano Mariafrancesca Maniga e Giuseppe Scalas, insieme hanno fondato il marchio, “In velo veritas”, iniziativa che si caratterizza per rendere contemporanea la tradizione sarda. Li abbiamo intervistati per scoprire qualcosa di più sulla loro attività. Come nasce il vostro lavoro? “L'attività nasce da un momento di ispirazione per entrambi. L'occasione fu una fiera a Cagliari, nel 2015, dove presentammo 100 magliette in cui decidemmo di disegnare una donna nuda, con il copricapo della tradizione Sarda, simbolo temporale ed iconografico. Da qui nacque il nostro primo marchio, In Velo Veritas che infatti rappresenta una donna elegante e nuda, con un copricapo della tradizione. Questa mostra ebbe successo. E cominciarono a richiederci le magliette da vari negozi in Sardegna ed in Italia. Proprio quello che sognavamo, lavorare in Sardegna, e comunque fare un marchio italiano”. Che attività svolgevate prima di questo evento? “Giuseppe già disegnava donne Berbere e Sarde, io lavoravo nel settore dell'abbigliamento, tra Cagliari e Milano. Giuseppe lavorava anche nella Cooperazione, con laboratori di disegno per bambini. Entrambi siamo nati ad Assemini e siamo stati sempre appassionati di storia del costune e disegno tessile”. Perchè in Velo Veritas? “Questo è un gioco di parole, con una espressione latina, in vino veritas, che richiama la spontaneità e la verità dell'uomo. Anche noi vogliamo evidenziare questa spontaneità per la donna, che deve sentirsi libera di essere sempre se stessa, abbandonando schemi e stereotipi che la imprigionerebbero. Il velo rappresenta un accessorio per lei, un accessorio a cui attribuire il significato che lei vuole. Anche la nudità è un modo di uscire da uno stereotipo. La donna che si manifesta e che si definisce da se. Per cui in velo veritas”. Dove si trova il vostro laboratorio? “Inizialmente aprimmo uno spazio in via Napoli, dove realizzare le magliette e poi in piazzetta Dettori n°4, alla Marina, chiamato Temporary Lab, dove ci troviamo attualmente. Qui disegnamo i nostri prodotti e gli esponiamo. In questi giorni, ma è solo per poco, ci troviamo nello spazio del pittore bosano Mariano Chelo, in via Garibaldi, per una collaborazione artistica con lui”. Chi di voi due ha disegnato la donna In velo veritas? “E' Strano, ma è stata proprio una creazione di entrambi, la disegnammo insieme, a mano, prima e poi in digitale, ed è quella che compare nel nostro logo, ritratta nella parte del busto”. Cosa fate nel complesso oltre alle magliette? “Dalle grafiche per maglie, tenendo le stesse serigrafie, abbiamo iniziato a realizzare dei foulard su seta, con fantasie geometriche e colori. Le aziende di produzione delle maglie e dei foulard sono prevalemntemente sarde, anche se per i foulard ci siamo appoggiati ad un azienda della penisola. Poi abbiamo realizzato dei mobili per un'azienda di Milano, Extroverso, nel 2018; cubi luminosi, paraventi che richiamano fantasie geometriche, tavolini e sedute. Realizziamo anche quadri, pitture, stampe, cuscini dipinti a mano, e complementi d'arredo, sempre con le nostre fantasie”. A quali fiere avete partecipato? “Abbiamo partecipato a moltissimi eventi, ma tra questi grande rilievo hanno avuto il Fuori salone di Milano, che è una parte del Salone del Mobile, con varie esposizioni parallele e “La Maisòn & Objet, a Parigi, una fiera bellissima sulla casa”. La Sardegna a Milano ed in Francia, grazie al progetto in velo veritas, finalmente in una chiave modernissima eppur sempre legata alla tradizione. Progetti per il futuro? “Vorremmo continuare a lavorare contro la violenza sulle donne. Al centro del nostro discorso c'è sempre la donna con la sua libertà, talmente libera che può permettersi di essere nuda, ma nella tradizione. Vorremmo continuare su questo filone. Molte associazioni che si occupano di questi temi ci hanno chiesto di collaborare a dei progetti sulla donna. Abbiamo una posizione abbastanza ferma su queste tematiche". Per chi volesse mettersi in contatto con Mariafrancesca e Giuseppe può farlo visitando il loro temporary lab in piazza Dettori 4, oppure consultando il sito www.inveloveritas.it. Giulietta Grauso
Ultima modifica ilMartedì, 18 Settembre 2018 18:20

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