Alla scoperta del “Taser”. Pro e ..... pro del suo utilizzo. Di Alessandro Taras

In evidenza Alla scoperta del “Taser”. Pro e ..... pro del suo utilizzo. Di Alessandro Taras
Il 5 settembre 2018 è la data che ha sancito, seppur in via sperimentale, l’utilizzo del taser in 12 città italiane. Tale strumento è attualmente in dotazione ad organi preposti come Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Ma proviamo ad illustrare meglio di cosa si tratta esattamente. Con la parola “Taser” si fa riferimento ad una pistola che emette impulsi elettrici a basso dosaggio della durata di alcuni secondi. Ciò permette di avere una momentanea paralisi dell’individuo su cui è indirizzato. Il suo impiego è già adoperato in numerose parti del mondo tra cui Stati Uniti, Canada, Finlandia, Francia e Gran Bretagna. Il tema merita la giusta attenzione in quanto divide l’opinione pubblica, tante sono le proteste sul suo utilizzo, in modo particolare sui suoi metodi definiti “ruvidi” e pericolosi, se adoperati su persone con determinate patologie. Ma a leggere tra le righe di tali disapprovazioni si evince una leggera nota di ingiustificato buonismo nei confronti di chi trasgredisce consapevolmente le regole della nostra società, mentre si propende all’essere egoisti sull’operato delle forze dell’ordine che quotidianamente pongono la loro vita a rischio per proteggere noi, tutti noi, anche i cosiddetti “buonisti”, che troppo spesso dispensano consigli e giudizi sulla pelle altrui. L’impiego di questo importante strumento arriva in Italia dopo anni di confronti e con la circolare firmata dal nostro ministro dell’interno, Matteo Salvini, risalente allo scorso 4 Luglio se ne ratifica l’utilizzo nelle 12 città scelte, per un numero di 70 agenti autorizzati all’uso. Le modalità di utilizzo del dissuasore elettrico sono state ben definite con precise linee guida già dallo scorso Febbraio e impartite agli agenti incaricati mediante appositi addestramenti che, in un primo momento, dovranno emettere un segnale verbale nei confronti del soggetto criminale. In seconda battuta, qualora lo stato di pericolo non accenni a diminuire, verrà palesato lo strumento che, essendo appositamente di colore giallo, sarà sufficientemente visibile. Solo alla fine, se il malfattore, dopo reiterati avvisi, non recepisce il segnale si passa all’ultima fase, ovvero l’immobilizzazione. Spingendoci ad azzardare delle conclusioni si può ritenere che l’argomento non possa trovare ancora una comune visione da parte dei cittadini, né tanto meno da parte dei numerosi partiti di politici, abili più che mai nel cogliere l’occasione per sindacare sull’operato dell’attuale governo. E non sorprendiamoci se poi viviamo nello “strano” Paese in cui si parla di razzismo o di accanimento di genere se avviene lo sgombero di un campo rom abusivo, mentre se avviene lo sfratto di una anziana nonnina terremotata a causa di formalismi burocratici in pochi se ne interessano. È difficile, si sa, cercare di difendere i diritti di comuni cittadini italiani. Non porta visibilità e riscontri economici a proprio favore. A priori, saranno i fatti a scrivere la storia, solo in seguito potranno arrivare i nostri umili verdetti che, troppo spesso, si accaniscono su chi finalmente dopo anni di promesse cerca di tenere fede, nonostante le malelingue agli impegni presi, con NOI elettori. Alessandro Taras
Ultima modifica ilGiovedì, 13 Settembre 2018 18:45

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