Matteo Boe e Sa Paradura. Di Antonello Lai

In evidenza Matteo Boe e Sa Paradura. Di Antonello Lai
Matteo Boe non merita di stare su questa terra. Non quella di Sardegna, bensì quella immaginaria dei tanti cretini che perdono tempo a sentenziare, dietro comodo nickname o, se vogliamo dirlo all'italiana (che forse é pure meglio), pseudonimo ripara/botte. Si anche qui virtuali, come sono virtuali e senza sangue le prese di posizione di questo popolo di Internet, tanto bravo a lavorare di pancia anche quando non si tratta di cordulas e maialetti. Men che meno agnelli. Quelli, evidentemente, gli sono proprio indigesti. Almeno quelli che una stella, forse meno brillante in questi giorni che in altri, quella della costellazione nuorese de "Sos Istentales" gli voleva donare, per ricominciare daccapo, dopo tanti anni trascorsi nelle galere di mezza Italia a scontare quello che é giusto abbia scontato. Anche se probabilmente "scontato" non é una parola giusta in questo discorso. Perché di scontato non c'e' proprio niente. Non é scontato che Boe fosse entusiasta di tanta pubblicità non richiesta. E non é detto che fosse scontato che la primula rossa avesse voglia di ricominciare da capo con - scusate il bisticcio di parole - 10 capi ovini provenienti da una antica tradizione sarda che era Sa Paradura. Trattasi di paradura quando un pastore che cade in disgrazia, in un qualsiasi momento buio della sua vita, perdendo casa, soldi, attività, porcilaia o ovile che dir si voglia, viene aiutato da altri allevatori che, riunitisi, decidono di regalare alcuni capi del loro allevamento, in modo che il malcapitato possa ricominciare nuovamente. Nessun prestito, nessun interesse. Solidarietà allo stato puro. Con la speranza di essere trattati allo stesso modo dalla buona sorte in caso di necessità. Prerogativa che i sardi, in questo caso Gigi Sanna e Coldiretti, appoggiati da volontari, più o meno politicizzati, hanno offerto - assieme a tanti pastori e allevatori sardi - ai loro corrispettivi, duramente colpiti dal terremoto. Sono passati due anni da quando, agnello in spalla, questa comitiva di 100 persone ha varcato il Tirreno per andare a portare centinaia e centinaia di pecore per alleviare le pene di chi aveva perso tutto nella tragedia. Vitelli, mucche, foraggio, tutto ciò che si poteva donare. Ora alcuni pastori umbri, come atto di cortesia, hanno ben pensato di riportare in Sardegna un nutrito gregge di agnellini, nati dai genitori sardi finiti in transumanza nella verde Umbria. E alcune di queste bestioline erano destinate proprio a Matteo Boe, fresco fresco di libertà e probabilmente desideroso di rifarsi una vita nella sua Lula. 10, mica cento o duecento. Solo 10 erano destinate all'ex bandito sardo. Più che un'aiuto vero e proprio, un gesto di solidarietà nei confronti di chi cerca di reinserirsi in una realtà che per lui, negli anni di detenzione, non deve essergli stata molto vicino, se ha pianto e ancora piange, carne della sua carne, morta ammazzata, innocente e senza peccato. Bene ha fatto Gigi Sanna a proporre, forse provocatoriamente, l'atto di distensione. O forse l'ha fatto anche perché un pizzico di esibizionismo, perdonabile e comunque dalle mire positive, glielo hanno suggerito. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti e Gigi sa bene quello che fa e a quello a cui andrà incontro. E allora Gigi perché spaventarsi per questi sputasentenze dell'area virtuale? Che cosa hanno a che vedere con gli attributi del barbaricino DOC? Bisogna prendere di petto la situazione o andare a comprare rotoloni Regina? Vai avanti Gigi, vai dove ti porta il cuore, non cedere alle polemiche che fanno girare non solo il tuo nome, ma anche qualcos'altro. E conferma quelle 10 piccole bestioline, innocenti, ma simbolo cristiano di solidarieta' e aiuto che, credimi, non deve essere giudicato da noi umani. Ci penserà qualcun'altro nel giorno del Giudizio, al di sopra di Istentales, a pensare al resto. zio Lai
Ultima modifica ilLunedì, 20 Agosto 2018 21:09

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