In Sardegna, legge urbanistica e “bellezza” non coincidono. Di Maurizio Ciotola

In evidenza In Sardegna, legge urbanistica e “bellezza” non coincidono. Di Maurizio Ciotola
Se "la bellezza salverà il mondo", come affermò Dostoevskij, la legge urbanistica al varo del Consiglio Regionale sardo, contribuirà invece a distruggerlo, il mondo e la Sardegna in primis. Forse vi è un’attenuante generica, ma non sufficiente, che consente in parte di assolvere brutture edili, realizzate allo scopo di accogliere famiglie senza tetto negli anni dell’immediato dopoguerra; un’attenuante non più ammissibile da almeno quarant’anni e men che mai oggi, in anni di coscienza su quello che è, e dovrebbe essere, lo sviluppo sostenibile. Le nostre coste al pari dei grandi centri urbani, hanno costituito un luogo di speculazione edilizia quasi mai garante del bello, della sostenibilità o della sobrietà. In Italia, dove fino a vent’anni fa il denaro depositato in banca dimezzava il suo valore originario, a causa di inflazione e perdita del potere di acquisto, ha spinto gli italiani ad investire sul mattone, unico bene di sicura rivalutazione negli anni. Il fatto è che il mercato immobiliare, come qualsiasi altro mercato, se limitato e finito nel numero di operazioni, per blocco delle costruzioni e del suo sviluppo, diviene asfittico, inaccessibile per ampie fasce di risparmiatori, bloccato nelle operazioni di compravendita e, soprattutto, fonte di disoccupazione e fallimento delle imprese edili. Di conseguenza i mutui bancari si riducono a numeri esigui, con un calo di movimentazione economica e rendimento praticamente nullo per i fondi proprietari dei mutui. Un quadro drammatico che, negli anni si è già forzatamente ridotto in termini di entità numeriche e capitali coinvolti, di cui dobbiamo prender atto e per sopravvivere, sicuramente mutare l’obiettivo del business, che come qualsiasi crescita non può essere eterno se non lo si diversifica. L’Ordine degli Architetti nazionale, da anni parla del recupero necessario delle periferie delle città, delle metropoli, quanto di quelle aree di mezzo tra i centri urbani e le zone industriali. Abbiamo ancora nei centri storici cittadini, edifici e infrastrutture incompiute dal dopoguerra, non meno di quella decadenza propria degli edifici figli di uno sviluppo economico veloce e povero, privi di alcuna bellezza, con cui si sono realizzati interi quartieri nelle metropoli o nei centri urbani di provincia, la cui falsa foga di rinnovamento ha eroso il capitale di bellezza da cui erano contraddistinte. La Sardegna, nei limiti delle dimensioni proprie dei suoi centri urbani, ha compiuto un’egual distruzione e annientamento della sua bellezza propria e originaria, con il fine di alimentare una speculazione edilizia, ahinoì, accompagnata da professionisti del calcolo del cemento armato pensato solo nelle sue forme canoniche e non sempre funzionali. Ma anche la Sardegna ha avuto in ritardo, rispetto a quanto è avvenuto in merito alle deturpazioni costiere della Penisola, una identica erosione della sua caratteristica bellezza costiera. Oggi in piena inversione di tendenza, cui si è giunti grazie alla consapevolezza ambientale e al crescente culto del bello, in quanto commistione con la natura piuttosto che, con il suo azzeramento, il Consiglio regionale di quest’Isola martoriata da speculatori e prenditori, sembrerebbe invece in procinto di varare una legge, con cui consentire a piccoli e grandi speculatori ulteriori distruzioni, chiudendo la strada a qualsiasi altro tipo di sviluppo. In ultimo ma siamo sicuri, che una maggioranza così dilaniata costituisca un buon viatico, come ci hanno mostrato i recenti fatti relativi alle riunioni-rissa, che si susseguono da mesi, nel Pd. O ancora, quale affidabilità può offrirci la miopia dei suoi alleati, intenti a valutare come schierarsi alle prossime elezioni regionali, vendendo il proprio voto in Consiglio, piuttosto che ad un vero piano urbanistico regionale? Per il bene della nostra Terra dobbiamo auspicare il rigetto di tale disegno di legge, in realtà scritto fuori dal Consiglio regionale, utile solo ad ulteriori speculazioni incapaci di creare sviluppo oltre che, morte economica e sociale sul territorio. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilGiovedì, 12 Luglio 2018 10:24

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