Salvini, il “condottiero” di una disastrosa guerra tra gli ultimi. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Salvini, il “condottiero” di una disastrosa guerra tra gli ultimi. Di Maurizio Ciotola
L’istituto repubblicano e democratico, che nella sua articolazione istituzionale cerca di contenere le spinte asimmetriche, di un esecutivo sorretto da forze politiche contrapposte, è in questi giorni impegnato a rimarcare i confini costituzionali di questo agire sconnesso. Se la forza centrifuga determinata dal leader della Lega, rende deforme l’operato unitario del Governo, la sponda mediatica nell’esaltare il suo agire nazionalista e reazionario, rincorre due fini, demolirlo sul piano umanistico, quanto democratico, e oscurare l’agire del movimento 5 stelle, vero obiettivo da abbattere. Sembra vi sia un patto stretto con il Pd, oramai privo di una matrice politica di sinistra, ma affarista e degenere, unitamente ai propositi di lotta finalizzati al controllo egemonico della propria area politica. Un'area per la quale il M5S ha costituito da sempre una sorta di costola alla sua sinistra, da eliminare, come da prassi abusata dal Pci ieri, in misura differente e se volete oggi avvilente, in accordo con il principio per cui, alla propria sinistra non possono esistere altre forze politiche. Diversamente, per quanto riguarda la coalizione di centro destra, di cui la Lega è parte integrante, che ha vissuto e prosperato, al pari del Pd, agendo su quella leva collaudata del sottobosco politico e burocratico in cui è innervato il malaffare, la corruzione e l’inefficienza, il Movimento 5 stelle ha costituito da sempre un pericolo reale alla ricerca di una legalità verso cui, viceversa il Pdl agendo sul piano legislativo, si è mostrato avverso. Se una forza sociale o politica non può esser abbattuta dall’esterno, alcuni strateghi insegnano che, in tal caso è meglio infiltrarsi e divenire attori dell’organizzazione politica da abbattere o indebolire. La storia ci regala innumerevoli esempi e la politica da sempre, ha esercitato questo metodo con strumenti non solo ideologici, sempre supportati da generose e illecite donazioni di denaro, che per chi cerca di raggiungere il fine, rappresentavano sempre un mezzo giustificato. Oggi è più probabile che, analoghi attori politici, non sappiano distinguere il mezzo dal fine, per evidenti volontà cognitive a cui sono anteposte quelle esplicite di lucro personale. Giungere al tavolo delle trattative blandendo la sciabola e i coltelli dietro una maschera da pirata, non pare un metodo i cui elementi riconoscibili possono condurre ad un confronto democratico libero e produttivo, piuttosto appare identificabile come un ricatto, che inevitabilmente consente l’approdo ad accordi di corto respiro. Se il problema dell’accoglimento dei profughi africani ha assunto negli anni l’evidente sproporzione, per cui il nostro Paese, naturale estensione europea nel Mediterraneo, si è dovuto prender carico di oneri in un contesto di degrado sociale ed economico già palese, questo problema non può e non deve esser affrontato agendo sulla pelle degli ultimi. su quella “merce umana” alla mercé delle organizzazioni a delinquere di stampo mafioso, di cui non si vuole distinguere origine e articolazione, ma della quale vediamo certamente gli effetti e i luoghi. Il ministro degli interni ha agito in modo irrituale in un contesto democratico, esacerbando gli animi al fine di mostrare il possibile “cadavere” dell’Aquarius, per abbattere l’opposizione di alcuni partner europei, con lo scopo di incassare il consenso dei deboli che, per natura preferiscono aggredire altri deboli, piuttosto che i loro burattinai. Questa “medaglia” cui il ministro Salvini si è voluto apporre sulla sua verde divisa, non condurrà ad una vittoria diplomatica e politica del nostro Paese sul versante europeo, quanto su quello interno, specifico per Salvini, nell’ambito dell’alleanza di centro destra. Ancora una volta i mezzi, che le massime istituzioni accreditano ad un ministro della repubblica, sembrano essere utilizzati per fini di natura personale, riconducibili alla realizzazione di una egemonia all’interno del centro destra, ovvero all’interno di una coalizione politica del Paese, senza che il Paese medesimo ne giovi. Per l’ennesima volta gli ultimi, aggrediti con il consenso degli ultimi, vengono utilizzati e sacrificati per finalità altrimenti raggiungibili attraverso un percorso diplomatico e politico di maggior efficacia, ma di modesto effetto mediatico. Le urla di Salvini captano il consenso, come riuscirono prima di lui Berlusconi e Renzi, ma nessuno di loro ha condotto e conduce politiche di ampio respiro, capaci di andare oltre se medesimi. Una politica da guitti, una reale politica populista, cui alternativamente parti della popolazione si sono innamorati e attraverso cui, hanno saputo demolire tutele e conservare privilegi, senza mai riuscire a progettare e tanto meno realizzare un futuro per il Paese. Il do ut des tra Salvini e le restanti parti politiche e affaristiche del Paese è esplicito, seppur non dichiarato, l’aver stilato un contratto politico tra le forze di Governo potrebbe apparire una tutela per i M5S, ma dobbiamo pur sempre ricordare che, qualsiasi effetto marginale, quell’effetto ultimo e in più, sul piano mediatico e dei consensi o dissensi sarà determinante nel catalizzare le opinioni finali, sul Governo medesimo. Un pericoloso gioco politico basato sull’assenza di fiducia tra gli attori di Governo, che oggi sembra estendersi alla strutturazione politica negli organi e nelle aziende controllate dallo Stato, la cui risultante non sarà certamente nulla, ma sicuramente disastrosa. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilMartedì, 19 Giugno 2018 16:24

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