L’Ilva e il conservatorismo dei sindacati guidati dal ministro Calenda. Di Maurizio Ciotola

In evidenza L’Ilva e il conservatorismo dei sindacati guidati dal ministro Calenda. Di Maurizio Ciotola
Ancora una volta sull’Ilva di Taranto, la politica, il Pd in primis, con Michele Emiliano e Carlo Calenda, strumentalizza o gioca, se preferite, su una vicenda drammatica, tragica, di cui oltre ai politici una parte predominante dei sindacati è pienamente responsabile. Nel 2012 Concita De Gregorio, nel suo libro "Io vi maledico", racconta le vicende dei lavoratori e apre il suo viaggio a Taranto tra i malati di cancro con le parole che riportiamo: "...sotto la casa di una famiglia sterminata dal tumore ho trovato una lapide, fatta mettere dall’ultimo dei morti quando era ancora vivo e combattivo, quando sperava che non sarebbe toccato anche a lui. Io vi maledico, ha scritto sulla pietra. Maledico voi che sapete cosa ci state facendo, voi che lo fate e voi che guardate in silenzio, i colpevoli e gli indifferenti, i padroni e i politici, i sindacati e i preti. Voi che pensate solo a voi stessi e non ci ascoltate". Sono parole che potremmo utilizzare e riportare ovunque l’industria del “ricatto” nel realizzare impianti similari, grazie a politica e sindacato, magistrati, militari, clero e industriali, eludono controlli ed ottengono sconti sulle soglie di inquinamento seminando morte per raccogliere profitti. Similmente avviene da noi in Sardegna con immensa tristezza e consapevolezza, cui sembra non si riesca ribellarsi. Domenica 14 gennaio il giornale della Confindustria, riportava uno splendido articolo sull’irrinunciabile salvaguardia ecologica, per quanto riguarda la salute del Pianeta e degli esseri umani, e in quanto all’opportunità offerta ad un sistema produttivo, che deve ripensare se stesso. L’Ilva è una realtà che si contrappone a qualsiasi idea di sviluppo. è un luogo in cui lo sfruttamento degli uomini, degli impianti, del territorio è connotato dall’assenza di un futuro. un presente garantito attraverso i “rinnovi” di quelle “agevolazioni”, in ambito ecologico, finanziario e fiscale, con evidente e spudorata cadenza elettorale. L’Ilva, dovrebbe saperlo Maurizio Landini, è un impianto incapace di rispettare i parametri di sicurezza e ambiente per il territorio circostante, all’interno del quale gli operatori lavorano in condizioni al limite della legalità, per ciò che concerne la sicurezza e la salubrità dell’ambiente di lavoro. Pochi pensano, che la chiusura dell’Ilva costituisca la risoluzione dei problemi presenti oggi sul territorio pugliese, noi men che meno, ma sappiamo altresì che, il piano industriale con cui è necessario rinnovare radicalmente gli impianti in essere, non può essere rinviato o come tristemente accade, esser oggetto di trattativa elettorale. La modernizzazione degli impianti, che dovranno operare nel rispetto delle soglie di inquinamento ambientale, quelle reali e non quelle artefatte ad usum specifico del legislatore, non può essere rimandata oltre, sempre che si voglia garantire uno sviluppo per il territorio e l’intero Paese. Questi sono aspetti fondanti per un futuro industriale da offrire ad una popolazione oggi martoriata, condotta all’incapienza e sottoposta ai ricatti. Non il ricatto del "prendere o lasciare", con cui è proposta la mera conservazione di uno status industriale immutato, che sarebbe rifiutato anche laddove lo sviluppo industriale è appena agli inizi. Il ministro Calenda insieme alle componenti di maggioranza dei sindacati, cavalcano una politica immobile, tesa a salvaguardare specifiche categorie di lavoratori, attraverso una condiscendente accettazione di condizioni esistenti in contrapposizione ad un ricatto paventato dalla perdita del salario. Non offrono una strada per il futuro, ma uno spazio a ridosso di un dirupo per il presente, garantendo profitti milionari agli industriali, che prendono il controllo delle aziende senza apprezzabili investimenti. Tessono un vincolo clientelare attraverso la gestione degli ammortizzatori sociali, in piena coerenza con i fini di cui sono strumento. Vorremmo una politica e un’azione sindacale più seria, orientata al benessere dell’insieme della popolazione di questo Stato, non una farsa in cui l’illusoria e temporanea soddisfazione dei pochi si trasforma in maledizione per tanti. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilLunedì, 15 Gennaio 2018 22:45

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