Il 41 bis, la Costituzione e le opportunità politiche. Di Maurizio Ciotola

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La Corte Costituzionale si è sempre espressa non ravvedendo l’intera illegittimità costituzionale del 41 bis dell’ordinamento penitenziario, il cosiddetto carcere duro, applicabile su decreto del Ministro della Giustizia, voluto da una estesa area politica, ma su cui l’illegittimità costituzionale ha trovato concordi più di un costituzionalista. Nel 1992 Francesco Cossiga, che nel 1975 sottrasse al Ministero l’esecutività di tale applicazione, all’ora ancora art. 90 della legge sull’O.P. del 1975, ponendola nelle mani di un militare, il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, dopo quasi vent’anni e da presidente della Repubblica, appose una nota con cui paventava l’incostituzionalità del decreto legge con cui si avviava l’applicazione del carcere duro nei confronti dei detenuti per reati di mafia. Dopo venticinque anni da quelle stragi, che vedono parti deviate dello Stato italiano ancora in giudizio e altre coinvolte in quelle che, di fatto, costituirono la tragedia della nostra Repubblica, il 41 bis persiste senza aver contribuito ad indurre i detenuti a ravvedersi per collaborare con la giustizia, tanto meno a ridurre o annullare il fenomeno mafioso. Perché, come riusciamo a constatare dopo vent’anni di 41 bis del delinquente Totò Riina, recentemente defunto e mai pentito, c’è chi per lui o con lui ha saputo gestire il suo immenso patrimonio, ancora in gran parte sconosciuto e l’organizzazione mafiosa, in barba allo Stato. In effetti possiamo ritenere l’art. 27 della Cost. soppresso de facto, poiché nella quasi totalità dei casi esso non è applicato, a prescindere dal 41 bis, che di suo invece, ratifica la sospensione degli istituti di garanzia costituzionale per atto politico. Il Parlamento, con un benestare trasversale, ha però legiferato e legifera in merito alla costruzione di nuovi e più grandi istituti penitenziari, in certi casi ancora meno rispondenti agli elementari diritti umani e universali, guardandosi bene dal realizzare una struttura capace di dare seguito al 27 Cost., ma con apposite aree per garantire l’applicazione del 41 bis. Le opportunità politiche hanno surclassato le idee e gli obiettivi figli degli ideali di libertà e giustizia, con i quali si è cercato di realizzare sistemi sociali, in cui pace, legalità e giustizia sociale costituiscono elementi fondanti. Alcune opinioni popolari e populiste, che determinano anche il voto, la guida dei governi e delle istituzioni, aborrono in gran parte la via della ricostruzione sociale attraverso il recupero e l’inclusione, aderendo in una accezione parafascista, all’esclusione, per chiudere un occhio sugli atteggiamenti di violenza di Stato esercitata sui “rei” per renderli “confessi”, sospendendo anche l’art. 13 Cost. Una impostazione incomprensibile sul piano laico, quanto religioso, in cui l’equità sembra esser figlia dell’umore cui il potere è soggetto per via delle pressioni sociali e mediatiche, che in un villaggio globale alterano qualsiasi percezione. Maurizio Ciotola
Ultima modifica ilVenerdì, 17 Novembre 2017 20:04

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