Terremoto, tra passato e presente. Di Rosaria Floris

In evidenza Terremoto, tra passato e presente. Di Rosaria Floris
1997. Quella passeggiata di fine luglio ci aveva condotto sino alla provincia di Rieti nella Sabina ad Amatrice una cittadina a ben 955 metri s.l.m. Tanta era la curiosità di sapere di conoscere, ma anche di visitare luoghi in cui avremmo respirato aria pulita visitato monumenti come la Chiesa di Sant’Agostino caratterizzata da quel bellissimo portale gotico e affreschi dell’Annunciazione e la Madonna con Bambino e Angeli nella chiesa di Sant’Emidio risalenti al quattrocento e poi la Chiesa di San Francesco, del trecento. Senz’altro ci saremo fermati al Parco Nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga e non solo. Ad Amatrice nacque la rinomata “Amatriciana” piatto di spaghetti gustosissimo cucinato con guanciale, pecorino e pomodoro che avevamo gustato a Roma poche ore prima. Ma questa è tutta un’altra storia, riaffiorata attraverso i fatti accaduti oggi, 2016, in questi appena passati giorni 24-25 Agosto che hanno perforato l’anima. Terrore, distruzione, morte, ore 3.40, “Terremoto nel Lazio”, provincia di Rieti. Pochi minuti, solo 160 secondi e quella meravigliosa, amena cittadina di Amatrice sta vivendo gli attimi più brutti e tremendi della sua lunga vita. Il centro storico sta per scomparire “Il terremoto” le case, i monumenti, i campanili e morti, tanti morti, tanti feriti e dispersi. “Dio mio! Dio mio, perché mi hai abbandonato!” E poi piango lacrime di impotenza, di dolore e i pensieri si impadroniscono, violentano la mia mente e il cuore sta in silenzio batte pian piano. Mi tengo la testa tra le mani e grido, grido! Non voglio, non voglio vederli morire e prego ancora Dio, i Santi. E siamo in agosto, questa fine d’Agosto che mi strazia l’anima, giorni da non dimenticare, così come non ho dimenticato l’altro Terremoto, quello dell’Aquila del 5-6 aprile 2009”. Quasi stessa ora, ma tanto freddo e pioggia quella primavera. Ben 309 Aquilani uccisi, ancora città da ricostruire, tante ferite mai rimarginate, tanto dolore e sapore di pane amaro, ma anche tanta solidarietà da parte di tutti, quella che ora si sta portando ai terremotati del Lazio. Ma allora, mi domando con rabbia, con determinazione,cosa bisogna fare? Come salvare questa nostra terra, queste nostre povere vite? Ancora Roma 1997, Ma questa è tutta un’altra storia. Fine Autunno, le foglie incominciano a cadere e l’aria profuma di castagne. Camminare per Roma è una continua emozione. Sempre giovane e bella nella sua pur veneranda età. Le vetrine sfavillavano di luci, invitavano ad entrare e le tentazioni sono tante, ma purtroppo non compatibili con le mie tasche. Oltrepasso Largo Argentina e con grande spirito d’avventura mi inoltro nel lungo, brulicante Viale Trastevere diretta verso Piazza della Radio. Una bella passeggiata, un bel coraggio percorrerlo a piedi, ma ho scarpe adatte e tanta voglia di guardare tutto per poi attentamente conservare in scrigni preziosi immagini di millenaria storia. Le costruzioni, il biondo fiume, ascoltare quel parlare romanesco, cadenzato a volte strascicato, mi entusiasma. Piccoli grandi attimi che conservo nell’archivio della memoria, pronti ad essere, se necessario riascoltati e sognati. Finalmente giungo in Piazza della Radio e quel languore sentito si fa sempre più prepotente. Come un miraggio, ecco l’oasi, il bar pasticceria Tornatora, e con vera voglia di tutto e …… libidine, goduria, quei lievitini, quel caffè e quella gentilezza nel servirmi, mi conquistano. Da quella lontana sera sono trascorsi lustri, ma il sapore, il profumo e la gentilezza di quel luogo, di quel bar, non mi hanno mai abbandonata e ogni volta che torno a Roma, il bar di Mario Tornatora, diventa una tappa d’obbligo.La mattina senza una buona colazione consumata da Mario non è un buon inizio di mattina andavo ripetendomi allegra. Oggi 2016 sono di nuovo a Roma e come sempre di fine Autunno. E’ mattina e sto consumando la mia solita colazione da Mario, ma questa volta sono determinata, decisa: voglio conoscerlo personalmente, voglio fare con lui una chiacchierata Sono curiosa di conoscere il come e il modo in cui è riuscito a conservare dopo tanti anni lo stesso marchio, la stessa popolarità – E’ ancora, un continuo crescendo, quella miriade di gente che anche oggi riempie la sua pasticceria, il suo caratteristico bar tavola calda e spaghetti all’Amatriciana, unici... Ecco che Mario, acconsente, mi sorride invitandomi ad entrare in quel suo minuscolo studiolo situato all’interno del locale. La prima cosa che noto, sono coppe, cimeli e foto alle pareti e sulla scrivania ingombra di tutto la foto di famiglia. Naturalmente non manca il computer e non mancano neanche i dossier su librerie e vecchi giornali con articoli col nome di Tornatora scritto bello in grande. Ma principalmente in quella minuscola stanza ho recepito il battito di un grande cuore e ho sentito nel suo abbraccio, vibrare la sua anima. Entriamo subito in sintonia, e senza indugiare gli racconto di come e quando ho conosciuto e apprezzato il suo bar e la curiosità di sapere il perché di tanto successo, dopo tanti anni di attività. Parlare di Tornatore a Roma è come dire Trastevere. Il suo profumato cappuccino e le saporite e uniche paste o lievitini sono anche sinonimo di professionalità artigiana, arte cultura e bellezza. Mario mi guarda e sorride, è un uomo ancora giovane, forte con un anima sensibile e caritatevole con un forte attaccamento alle tradizioni, alla casa, alla famiglia. “Si è vero sono quelle le tre cose che hanno accompagnato e accompagnano la mia vita, la famiglia, mia moglie Teresa, i figli, Luca e Giorgia e il lavoro, ecco questa è la mia vita, così come credo sia domani e sempre, naturalmente sempre con l’aiuto di Dio al quale mi rivolgo quotidianamente”. Ti prego, parlami un po’ di te, del giovane Mario, della prima giovinezza, la tua famiglia di nascita e poi come è nato “Tornatora”. “Mio padre si chiamava Giovanni ed era di origine calabrese, mia madre Grazia romana, ho altri due fratelli maggiori, anche loro nel ramo pasticceria e ristoro. Ero vivace, attento e studioso da ragazzo, frequentavo la scuola con profitto e sarei dovuto diventare un giorno Architetto o perlomeno quella era la strada pensavo, ma poi, giorno dopo giorno, osservando i miei fratelli al lavoro in pasticceria, cambiai idea e cercai di diventare l’architetto nell’arte delle paste, della ristorazione e oggi, con i miei figlioli, organizziamo eventi: matrimoni, battesimi, compleanni, tutto ciò che può far scaturire un evento. I miei ragazzi oggi hanno un nuovo locale inaugurato da poco, molto bello, di classe,in via Portuense. La prima volta che entrai a tutti gli effetti in azienda era il 1975 che allora si chiamava” Pasticceria e gastronomia Latini” situata in via Oderisi da Gubbio. Trascorsi due anni 1977 i mie fratelli decisero di rilevare tale locale, di proprietà del sig. Latini e gestirlo completamente. Nel 1992 aggiungemmo il nome Tornatora e ancora nel 1998 questo nuovo locale viene ampliato e arricchito dalla Tavola calda con la prestazione preziosa del grande gastronomo Scognamillo”.. Adesso ti pongo una domanda: nel tuo lungo cammino, hai incontrato l’Uomo? Intendo l’Uomo nella sua vera accezione del termine? “Se intendi Dio Si! L’ho incontrato e lo incontro sempre,se intendi colui che in silenzio mi tende la mano, colui che urlando povertà e disagio mi fa sentire piccolo, piccolo, si l’ho incontrato. Ma ancora l’ho incontrato in famiglia, quella di nascita e quella poi da me creata, moglie e figli. E poi ancora incontro Dio negli occhi e nel sorriso dei bimbi. Ringrazio Dio ogni giorno della mia vita, gli chiedo aiuto per me, mia moglie, per il mondo, ma in modo particolare Gli chiedo di proteggere e aiutare sempre i miei figli in questo bello, duro ma difficile cammino di vita. Sono anche ironico e umorista in certe circostanze, mi piace molto la musica, quella roch degli anni 70, i Blus e il mitico complesso le ORME. Nella mia vita, la musica mi ha sempre accompagnato con il ritmo blus, tanto che l’ultimo cammino terreno, vorrei fosse accompagnato dal blus suonato dal maestro Roberto Gotti “Lungo il fiume”. Ma non credo sia possibile anche perché adesso ho 56 anni e il maestro ne ha molti di più e facendo i conti, prima di quel giorno passeranno ancora molti lustri, ne sono certo! (Mario sorride e mi strizza l’occhio compiaciuto). Un altro bellissimo sogno, sono riuscito a coronare tramite un grande amico che frequentava spesso il locale: Guido Bellachioma, direttore artistico che mi ha fatto calcare il palcoscenico con il gruppo roch del mio cuore i sempre mitici ORME. E questo proprio nel luglio del 2010, ripetuto poi nella Casa del jez quest’anno dove si svolgeva lo spettacolo “ La via della seta”. Naturalmente dopo lo spettacolo brindammo con buon vino e con le tante e tante nostre cose buone.” Agosto 2016 Amatrice sta soffrendo, morendo. Mi ero ripromessa di tornare, magari ai primi di Settembre quando i prezzi degli alberghi sarebbero stato più abbordabili per le mie tasche e poi avrei visitato quelle opere d’arte con mia figlia la quale desiderava da tempo visitare il Lazio e in modo particolare Amatrice. E ora? Credo che partiremo lo stesso, una mano in più una parola di conforto in più fanno sempre bene. Non solo resterà il ricordo di quella conosciuta e meravigliosa Amatrice, ma partiremo portando con noi la speranza della sua prossima ricostruzione essendo certa che ognuno di noi porterà il suo aiuto, senza dimenticare che: tanti granelli di sabbia formano il deserto. Rosaria Floris
Ultima modifica ilSabato, 27 Agosto 2016 18:40

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Cagliari